REGOLAZIONE NEUROVEGETATIVA: L’EFFETTO DEL PRANAYAMA

DA UN PUNTO DI VISTA OSTEOPATICO

 

di Marco De Matteis, D.O.mROI, ottobre 2013

 

 

Inspiro… lentamente… conto mentalmente fino a cinque…  uno… due… tre… quattro… cinque… espiro… lentamente… conto mentalmente fino a cinque… uno… due… tre… quattro… cinque, ancora inspiro lentamente… espiro lentamente… e intanto visualizzo l’aria che entra ed esce dal mio corpo… visualizzo il respiro che passa dal cuore… continuo ad inspirare lentamente… espirare lentamente… in uno stato di profonda calma… totale rilassamento…  penso ad una immagine piacevole… che mi fa stare bene… ancora respirando lentamente…

 

Proposto da un mio insegnante di osteopatia fasciale e somato-emozionale, ed elaborato da Matthieu Ricard, biologo molecolare, trent'anni fa convertito al buddismo e attualmente ambasciatore del buddismo in Francia nonchè traduttore dal tibetano in francese e inglese del Dalai Lama, l’esercizio per la “coerenza cardiaca” è la mia sistematica pratica individuale che precede il trattamento su ogni mio paziente.

 

È responsabilità dell’operatore essere, prima di tutto e soprattutto, autoregolato e autonomo, calmo e libero dal giudizio. “Medico, cura te stesso” è il consiglio migliore che sia mai stato dato.

 

Quando mi è stato chiesto di partecipare al terzo appuntamento del progetto Grundtvig Health and Longevity with Yoga and Ayurveda che si terrà alla fine di questo mese in Polonia, ho pensato di scrivere un post cercando delle correlazioni tra il mio lavoro e lo Yoga, disciplina centrale del progetto stesso. Così ho fatto un’analisi degli effetti principali che io nel mio lavoro e un esperto di yoga nel suo, possiamo avere e trovare dei punti in comune da analizzare dal mio punto di vista.

 

Ritengo innanzitutto di aver iniziato a lavorare in maniera più olistica e responsabile quando ho incominciato a praticare l’Osteopatia. L’osteopatia lavora sulla persona nella sua interezza, con tecniche strutturali, fasciali, viscerali e cranio-sacrali per valutare e trattare disfunzioni che alterano l’omeostasi corporea, in particolare dei fluidi dell’organismo. L’effetto maggiore che le tecniche osteopatiche ottengono, per prima intenzione o indirettamente, è una stimolazione del sistema neurovegetativo. Per mia esperienza trovo che zone frequentemente indagate e trovate in disfunzione sono i diaframmi (l’osteopatia parla di quattro diaframmi), in particolare il diaframma toracico inferiore. Soprattutto attraverso il lavoro sui diaframmi, sulle coste, sul sacro, sulla cerniera cervico-dorsale e sul sistema craniale si danno dei forti input neurovegetativi.

 

Uno dei consigli di igiene quotidiana che spesso sento di dare ai miei pazienti sui quali ho fatto un lavoro di questo tipo è di dedicare due-tre momenti della giornata a sdraiarsi o sedersi comodamente, magari in un ambiente sereno e silenzioso, respirare in maniera lenta e regolare e dedicarsi a qualche attività che arrechi piacere. L’ideale sarebbe poter seguire un corso di yoga con un maestro specializzato qualora al paziente possa piacere quest’attività.

 

Il motivo per cui parlo di yoga è che la ritengo un’ottima disciplina di autocontrollo e di educazione all’abitudine della calma, della concentrazione e dell’autosservazione.

 

Noi siamo creature in movimento ed interagenti con l’ambiente che ci circonda. La nostra interazione col mondo si attua attraverso pensieri, parole, azioni. Una nostra nobile caratteristica è quella di creare intenzionalmente questi pensieri, parole ed azioni. Prima di essere creata, ognuna di queste attività è pensata. La struttura anatomo-fisiologica predisposta al pensiero creativo è il cervello. Questa è la parte ontogeneticamente e filogeneticamente più evoluta del nostro intero e complesso Sistema Nervoso. Dal nostro cervello partono diverse vie neuronali con funzioni diverse.

 

Si può schematicamente distinguere il Sistema Nervoso in:

 

a) sistema nervoso centrale (SNC), costituito dalle strutture nervose all'interno della scatola cranica (cervello, cervelletto, tronco cerebrale) e dal midollo spinale;

 

b) sistema nervoso periferico, composto da quei nervi che partono dal cervello e dal midollo e vanno ai vari organi del corpo;

 

c) sistema nervoso autonomo o vegetativo (SNV), formato da nervi che regolano i visceri, la vescica, i vasi sanguigni e le funzioni del corpo quali la termoregolazione, il ritmo cardiaco, la pressione sanguigna ecc., tutte funzioni involontarie. Si compone di due parti: l’ortosimpatico (o simpatico) e il parasimpatico, che sono a volte antagonisti, in quanto l'uno stimola e l'altro frena la funzione di un organo, a volte agonisti nelle loro azioni.

 

L’ortosimpatico origina dall’ipotalamo, emerge del tratto dorso-lombare del midollo e va a costituire una catena nervosa latero-vertebrale che costeggia la colonna vertebrale e irradia organi e ghiandole per attivare, mobilitare e utilizzare le riserve dell’organismo e per preparare tutto il sistema corpo e l’organismo stesso all’azione e alla reazione.

 

Il parasimpatico origina anch’esso dall’ipotalamo ed ha una componente craniale ed una sacrale. La parte craniale si occupa di alcune funzioni oculari e della secrezione delle ghiandole localizzate nel cranio. Attraverso il nervo vago o cardiopneumoenterico innerva faringe, laringe, trachea, polmoni, aorta, cuore, esofago, stomaco, intestino tenue, pancreas, fegato, milza, reni, colon, i vasi sanguigni delle viscere. La parte sacrale è collegata al retto, ano, vescica, organi genitali e muscolatura pelvica.

 

La modalità parasimpatica del sistema nervoso autonomo va a riportare in equilibrio neurovegetativo l’organismo dopo le stimolazioni funzionali del sistema nervoso simpatico e grosso modo possiamo dire che permette un’irrorazione sanguigna regolare di tutta la pelle e dei tessuti, bilancia il ritmo cardiaco e respiratorio, rallenta il polso, amplifica i movimenti peristaltici, favorisce la digestione, gestisce una corretta secrezione ormonale, un aumento del tono muscolare bronchiale, la dilatazione dei vasi sanguigni, la diminuzione della pressione, l’aumento del rilassamento muscolare, una corretta irrorazione sanguigna dei genitali delle mani e dei piedi che diventano più caldi.

 

Il sistema parasimpatico rappresenta la normale risposta dell’organismo ad una situazione di calma, riposo, tranquillità ed assenza di pericoli o stress, in sintesi una condizione di equilibrio psico-fisico-emozionale. Una condizione riscontrabile oramai molto raramente nella quotidianità e addirittura nel sonno, ma possibile e riacquisibile nell’esperienza dello Yoga e della Meditazione.

 

Il nostro corpo, in ogni momento, si trova in una situazione determinata dall’equilibrio o dalla predominanza di una di queste due modalità del sistema nervoso autonomo.

 

Quando c’è un’alterazione dell’equilibrio fra il sistema simpatico ed il sistema parasimpatico dell’organismo, si parla di distonia neurovegetativa. Non si tratta di una malattia bensì di un disturbo di tipo funzionale a carico del sistema nervoso: consiste nella presenza di uno o più sintomi di alterazione della vita vegetativa del paziente.  La distonia neurovegetativa è quindi caratterizzata da una disfunzione dell'attività di uno dei due sistemi, che diventa iperattivo: si distinguono perciò due tipi di distonia neurovegetativa, a seconda che l'iperattività riguardi il sistema simpatico o parasimpatico. Nel primo caso il disturbo da distonia neurovegetativa sarà chiamato più propriamente simpaticotonia, mentre nel secondo, il più diffuso, vagotonia. A seconda di quale sistema entra in gioco, i disturbi della distonia neurovegetativa saranno diversi.

 

I disturbi da simpaticotonia possono essere: tachicardia, pallore, ipertensione per citare i più generici.
I disturbi da vagotonia possono presentarsi come: bradicardia, secchezza orale, turbe gastroenteriche e midriasi. 

 

C'è da aggiungere che il sistema nervoso vegetativo è detto autonomo perché è indipendente rispetto al sistema nervoso centrale: non dipende dalle influenze della volontà, ragion per cui chi soffre di distonia neurovegetativa non può controllare i sintomi sforzandosi. Ma la neuroscienza sta dimostrando la validità di alcune tecniche nel controllo e nella regolazione dello stesso.

 

L’uomo civilizzato, preso nel vortice delle molteplici preoccupazioni, sovraccaricato di responsabilità e di informazioni, spinto perennemente alla tensione competitiva e ai ritmi vertiginosi della vita è un soggetto cronicamente “simpaticotonico”, ovvero il suo sistema nervoso autonomo è caratterizzato da una perenne sovreccitazione della modalità simpatica. Egli dorme male o perde il sonno, è ansioso ed aggressivo. Questo costante stato di allerta dell’organismo, collegato alla costante attivazione simpatico-nervosa, blocca i movimenti peristaltici del sistema digerente, riduce le secrezioni delle ghiandole digestive, provoca costipazione spastica e digestione lenta, amplifica notevolmente la condizione di acidosi organica collegata all’alimentazione. Inoltre la conseguente alterazione nei messaggi all’ipotalamo crea un cortocircuito del sistema endocrino con scompensi ormonali e continua produzione di adrenalina.

 

Alla luce delle scoperte scientifiche si sa che gli avvenimenti della vita, siano essi positivi o negativi, si inscrivono in un’area del cervello, la corteccia prefrontale che è la sede del ragionamento volontario e dell’integrazione delle esperienze. La corteccia prefrontale sinistra è fortemente attivata dalla gioia, quella destra dalla tristezza e dalla paura. Si è visto che l’attivazione della corteccia prefrontale sinistra inibisce il funzionamento dell’amigdala frenando la secrezione di ormoni dello stress. Si è osservato anche che questa regione del cervello si attiva anche al ricordo di un avvenimento passato o semplicemente quando si immagina di vivere un’esperienza. Cioè per il cervello il tempo non esiste, esiste solo il qui e ora, senza discernere tra passato e futuro. Ed è su questa base che trova una ragionevole spiegazione il beneficio della pratica meditativa.

  

La meditazione favorisce l’attività della corteccia prefrontale sinistra favorevole ad un buon equilibrio fisico e mentale. Per rendere predominante l’attività della corteccia prefrontale sinistra ci si può dedicare alla meditazione o a dei semplici esercizi di respirazione. In questo modo si imparerà a controllare la fisiologia. Tutte le discipline basate sulla respirazione permettono di stimolare la corteccia prefrontale sinistra inibendo quella destra.

  

Infatti all’inspirazione la frequenza cardiaca subisce una lieve accelerazione sotto l’influenza del sistema ortosimpatico che ci prepara ad agire di fronte ad uno stress; durante l’espirazione la frequenza cardiaca rallenta sotto l’azione del sistema parasimpatico che metterà a riposo l’organismo per economizzare l’energia. Il sistema respiratorio è l’unico sottosistema del sistema nervoso autonomo che partecipa allo stesso tempo sia a comandi volontari che a comandi involontari. Quindi il controllo della respirazione è un modo per entrare con la volontà nell’involontario. Per tale motivo tutte le tecniche di rilassamento si basano sulla respirazione.

 

È per questo che il sopra citato esercizio è detto della “coerenza cardiaca”: il cuore è in corrispondenza diretta con la corteccia prefrontale sinistra, riceve delle emozioni analizzate e ben gestite e si adatta. Il controllo respiratorio permette di sincronizzare l’equilibrio cardio-respiratorio. Il segnale elettrico generato dal cuore sarà trasmesso al cervello che ne influenzerà il funzionamento: se si ha un segnale elettrico incoerente sarà stimolata la corteccia prefrontale destra quindi le strutture neuroendocrine alla produzione di ormoni dello stress; se il segnale è coerente sarà stimolata la corteccia prefrontale sinistra e la produzione di ormoni antistress.

 

Lo yoga ha a disposizione una serie di tecniche respiratorie raggruppate in quella che viene definita la pratica del Pranayama. Il pranayama accresce la capacità dei polmoni e permette di realizzare la ventilazione ottimale, questo migliora automaticamente l’apparato circolatorio e purifica il corpo, la mente e l’intelletto. L’aria pura, contenente l’ossigeno viene inspirata, mentre i gas contenenti l’anidride carbonica che proviene dai tessuti corporei, vengono espulsi tramite i canali della respirazione. Il ritmico gonfiarsi dei mantici molli e alveolari dei polmoni viene mantenuto dai movimenti della gabbia toracica e del diaframma. Consapevolmente le varie tecniche di pranayama scelgono di attivare muscoli diversi andando da una respirazione addominale ad una costale fino ad una respirazione completa. Nella pratica del pranayama è possibile, con la volontà, dirigere consciamente  l’aria verso la zona olfattiva per fissare il massimo del prana (flusso di energia) e accrescere l’efficacia degli esercizi. Immaginando ad esempio di odorare un fiore profumato automaticamente il flusso d’aria è rallentato e diretto verso questa zona ultrasensibile che stimola direttamente il cervello più antico, quello viscerale; per via riflessa stimoliamo organi quali il cuore, i vasi sanguigni, la vescica, l’intestino, la cistifellea, la pupilla ecc. mediante altre connessioni, influenziamo l’ipofisi e, in questo modo, per via ormonale, tutto il sistema endocrino. Il naso è un incrocio fondamentale della comunicazione energetica tra il mondo interno e quello esterno, con il controllo del respiro che entra ed esce dal naso è possibile regolare i meccanismi fisici interiori e controllare tutte le attività praniche e mentali. Il senso dell’olfatto regola le nostre reazioni emotive verso l’ambiente esterno, funziona ad un livello non verbale e subliminale. Quando viene attivato da un odore chimico, degli impulsi vengono inviati ai nervi olfattivi e al rinencefalo, il centro che stimola le risposte istintive alla paura, all'aggressione, al dolore e in particolare stimola il comportamento sessuale. Mediante la moderazione nel cibo e nel riposo, le ore regolari di lavoro e il giusto equilibrio tra veglia e sonno, lo Yoga distrugge tutte le sofferenza e le angosce. È importante mantenere libere le vie aeree interne con una vita sana e curando l’alimentazione evitando i cibi che producono molto muco intasando le vie respiratorie (latticini, formaggi e simili). Inoltre la pratica del pranayama adotta specifiche asana (posizioni) che permettono di svolgere il lavoro muscolare con un  minimo dispendio di energia.

 

 

L’osteopatia, insieme ad un modello comportamentale migliore (consigli alimentari e di attività quotidiane per la gestione dello stress fisico e mentale quale può essere, appunto, la pratica del pranayama), apporta un notevole benessere perchè mira a normalizzare il quadro neurovegetativo ed eventuali conseguenti disfunzioni muscolo scheletriche (ad esmpio mal di schiena, torcicollo, dorsalgia, parestesie agli arti superiori e inferiori).

 

 

Marco De Matteis - Laureato in Fisioterapia nel 2006, conseguo il Diploma in Osteopatia (D.O.) presso A.T.Still Academy Italia nel 2012. Attratto dall’interrelazione mente-corpo e profondamente convinto delle infinite capacità di autoguarigione, mi avvicino a Psych-k, Yoga, PNL ed altre tecniche energetiche.

 

 

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