IL GINOCCHIO VARO:

COMPRENDERLO PER CURARLO

 di De Matteis Marco, Osteopata DOmROI

marzo 2016

 

 

Il ginocchio varo è una deformità del ginocchio in cui tibia e femore creano un angolo verso l’interno e quindi le ginocchia si allontanano l’una dall’altra assumendo una forma di O.

È  il risultato dell’iperattività di una serie di muscoli che lavorano in sinergia tra loro a formare quella che si chiama catena di apertura e che si traduce in un aumento della contrazione nel compartimento interno del ginocchio e ipermobilità di compensazione nel compartimento esterno. Questa catena di apertura è generalmente valorizzata negli sportivi o può essere un adattamento del corpo ad un certo tipo di funzionamento delle funzioni fisiologiche dell’individuo.

 

Quando tutto il funzionamento del corpo è ben compensato il ginocchio varo può essere semplicemente una caratteristica più o meno visibile ma asintomatica. Nel tempo però, se trascurato, può dare dei sintomi più o meno gravi.

 

Conseguenze a breve termine possono essere una mobilità del ginocchio qualitativamente modificata e quindi rischio di tendinopatie, lesioni del legamento crociato anteriore o dei menischi.

A lungo termine, ossia nel giro di alcune decine di anni, si può andare incontro alla deformazione dell’osso.

Anche se il soggetto non ha problemi alle ginocchia, bisognerà trattare il varo, o meglio l’equilibrio funzionale dell’intero sistema corporeo, a qualunque età, per prevenzione.

 

La catena di apertura dell’arto inferiore è la continuazione della catena di apertura del tronco o catena crociata posteriore. Essa segue due tragitti. Il primo parte dal sacro e dall’iliaco con direzione verso basso-avanti-esterno; attraverso il piano superficiale del grande gluteo si unisce al bordo posteriore della fascia lata, prosegue in avanti col vasto esterno, giunge al condilo femorale interno e alla tibia, prosegue con il gastrocnemio interno, muscoli retromallelolari interni, arco interno del piede, I dito e volta plantare. Il secondo parte dall’ischio, bicipite, testa del perone, tibiale anteriore, estensore lungo delle dita, arco interno e I dito.

 

Quando questa catena è troppo valorizzata si crea apertura del bacino, rotazione esterna con abduzione dell’anca, varismo del ginocchio, varo del calcagno, supinazione del piede e delle dita, 5° dito varo: questo corrisponde al piede cavo e ne conseguono retrazione dell’aponeurosi plantare e spina calcaneare.

 

Si comprende pertanto come il ginocchio varo sia solo la nostra focalizzazione momentanea su un aspetto di quella che è una serie di compensi e alterazioni funzionali anche su altre zone del corpo!

 

È l’influenza dello spiegamento viscerale, ossia l’aumento di volume dei visceri, che programma la catena di apertura dell’arto inferiore.

E per aumento di volume dei visceri non si pensi solo ad un soggetto che ingrassa ma si intende anche il fisiologico sviluppo viscerale sin dall’inizio della vita o anche un evento come la gravidanza, ovviamente quando qualcosa nel globale funzionamento del corpo esce dalla fisiologia. Dunque, l’aumento del volume dei visceri coinvolge il sistema di apertura e quindi le catane crociate posteriori, aumento dell’estensione e lordosi generale, statica posteriore.

 

Pertanto il trattamento manipolativo osteopatico controlla ed eventualmente normalizza la mobilità della cerniera lombo-sacrale, dell’osso sacro e dei suoi rapporti con l’osso iliaco, l’articolazione dell’anca, la tibia, il perone, la caviglia ed il complesso articolare del piede.

Il lavoro osteopatico va integrato con un training riabilitativo che preveda un sufficiente stretching delle catene crociate posteriori a livello del tronco, grande gluteo, fascia lata, vasto laterale, gastrocnemio mediale, muscoli retromalleolari, volta plantare, bicipite femorale, tibiale anteriore, estensore lungo dell’alluce.

 

Comprendere tutto questo è molto importante per chi ha la tendenza a sviluppare questi problemi o già ne soffre. Spesso infatti è proprio la mancanza di comunicazione e di chiara informazione a lasciare queste persone nell’altalenante e cronico tentativo di cura, con spese immani sia da un punto di vista economico che di perdita di tempo.

 

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