GUARIRE L'ANIMA

 di De Matteis Marco, FT, DO

gennaio 2016

 

 

Nella pratica quotidiana e nello studio di una tanto vasta e splendida disciplina quale è l’osteopatia, capita alle volte di allontanarsi e alle volte di mantenersi in perfetta sintonia con quello che è il proprio scopo, la propria mission. Perlomeno questo è quello che succede a me. Allora mi capita di restare da solo con me, nella quiete dei ritmi e dei tempi, e riflettere sulla direzione che sto seguendo. E poi magari di scrivere, come oggi.

 

Semplicemente credo che il mio compito sia quello di aiutare le persone a stare in salute. Non guarire, ma stare in salute che secondo me è un concetto molto più ampio. Mantenere la salute significa permettere che il corpo riesca a mantenere dei buoni meccanismi di adattamento alle variazioni dell’equilibrio sia interno che esterno all’organismo stesso. Vuol dire risolvere dei problemi fisici ma non solo.

 

La pratica insegna che a volte è semplice risolvere dei dolori somatici, riposizionare una articolazione dopo un trauma, rilassare una contrattura muscolare, migliorare la postura, ridare mobilità ad un viscere, liberare lo scorrimento di un nervo o liberare una aderenza cicatriziale. A volte tutto questo è possibile. Altre volte l’osteopatia deve passare da un approccio minimalista, in cui la causa di un disagio è ben individuabile e trattabile, ad un approccio di tipo massimalista, in cui i sintomi provengono da più concause, non ben localizzabili ed in tal caso il lavoro prevede un riequilibrio globale del sistema, sui fluidi e i ritmi involontari, quel sistema prettamente legato allo stato neurovegetativo, alle influenze sociali, psicologiche e, perché no, spirituali. Più che mai in questi casi mi rendo conto che è necessario che io sappia assumere un atteggiamento empatico e compassionevole mantenendo un ascolto sottile e comprendendo che il mio ruolo è anche quello di far accettare e osservare con occhi diversi il sintomo che diventa un segnale comunicativo utile e speciale.

 

Anche questo è il mio ruolo. Guarire il fisico ma anche la mente e lo spirito. Per fare questo è fondamentale che io riesca a mantenere in buona salute il mio spirito e questo è un continuo e costante allenamento che si avvale di pratiche di meditazione, preghiera ma anche del lavoro stesso di ascolto sottile del paziente il cui fine è essere afferente piuttosto che efferente, ricevere e seguire piuttosto che indurre.

 

Comprendo quindi che il mio vero ruolo è quello di aiutare le persone ad ascoltare sé stesse, a rispettarsi con amore per facilitare quel processo di guarigione che è proprietà intrinseca al corpo stesso. Educare all’ascolto, al rispetto, alla cura e all’amore. Di sé stessi e degli altri. Perché chi si abitua ad ascoltarsi, rispettarsi, prendersi cura di sé e amarsi, può farlo anche con i propri figli e con le persone che ha attorno.

 

Certamente è un enorme contributo per il mondo, soprattutto in periodi come questo in cui pace e rispetto sono concetti un po’ lontani dalla quotidianità.

Di questo ha bisogno il mondo ora. Guarire il corpo ma prima ancora l’anima. Questo è il mio scopo. Questa è l’osteopatia prima di essere tecnica manuale.

 

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